Il disturbo oppositivo provocatorio (DOP) è un modo di comportarsi che si ripete per mesi: il bambino o il ragazzo si arrabbia spesso, sfida le regole, discute con gli adulti, rifiuta di fare quello che gli viene chiesto e a volte cerca apposta di irritare gli altri. Non è un “brutto carattere” né il risultato di genitori incapaci: è una difficoltà che si può affrontare, e i genitori sono la parte più importante della soluzione.
Il Dott. Marco Lucciola, psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio (n. 12885), segue genitori e ragazzi nel suo studio di Acilia, in Via Cesare Maccari 296.
Come si riconosce
Tutti i bambini a volte dicono di no, fanno i capricci o rispondono male. Si parla di disturbo oppositivo provocatorio quando questi comportamenti sono frequenti, durano da almeno sei mesi e creano problemi seri in famiglia, a scuola o con i coetanei. I segnali tipici sono tre:
- umore arrabbiato e irritabile: scatti d’ira frequenti, permalosità, risentimento;
- comportamento polemico e di sfida: discute con gli adulti, rifiuta le regole, dà la colpa agli altri, provoca di proposito;
- vendicatività: dispetti e ripicche ripetuti.
Negli adolescenti l’opposizione si sposta spesso dalla famiglia alla scuola e alle regole in generale, e si mescola con i normali conflitti dell’età: per questo conviene parlarne con uno specialista invece di aspettare che passi.
Strategie per i genitori a casa
Non esiste una frase magica, ma alcune strategie riducono davvero i conflitti quando vengono usate con costanza:
- Poche regole, chiare e sempre le stesse, concordate tra i genitori.
- Istruzioni brevi e una alla volta, date da vicino e con calma, non urlate da un’altra stanza.
- Notare e lodare i comportamenti positivi, anche piccoli: l’attenzione dei genitori è il rinforzo più potente.
- Conseguenze prevedibili e proporzionate, annunciate prima e applicate senza discussioni infinite.
- Non entrare nel braccio di ferro: quando la tensione sale, fermarsi e riprendere il discorso a mente fredda.
- Tempo positivo insieme, ogni giorno, senza richieste né correzioni.
Il parent training: il percorso per i genitori
Il parent training è il percorso indicato quando un figlio ha un disturbo oppositivo provocatorio. Si lavora con i genitori sulle situazioni reali della loro famiglia: come dare istruzioni che vengano seguite, come usare lodi e conseguenze, come prevenire le crisi e come uscire dai circoli viziosi in cui ogni “no” diventa uno scontro. Quello che si costruisce in studio si prova a casa e si aggiusta incontro dopo incontro.
A scuola: PDP, PEI e il dialogo con gli insegnanti
Il disturbo oppositivo provocatorio pesa spesso sul rapporto con gli insegnanti e sul clima in classe. Lo studente può rientrare tra i Bisogni Educativi Speciali (BES), e la scuola può predisporre un Piano Didattico Personalizzato (PDP); il Piano Educativo Individualizzato (PEI) è previsto quando c’è una certificazione ai sensi della legge 104.
Il supporto aiuta la famiglia a preparare gli incontri con la scuola e a far sì che casa e classe usino le stesse regole e le stesse strategie: è uno dei fattori che fanno più differenza.
Disturbo oppositivo provocatorio e ADHD
Il disturbo oppositivo provocatorio si presenta spesso insieme all’ADHD. Quando ci sono entrambi, l’impulsività dell’ADHD alimenta gli scontri e il lavoro va impostato tenendo conto di tutte e due le difficoltà. Trovi di più nella pagina dedicata allo psicologo per l’ADHD.
Lo studio ad Acilia
Lo studio si trova in Via Cesare Maccari 296, 00125 Roma, ad Acilia, a pochi minuti da Dragona, Casal Bernocchi e Giardini di Roma. Per un primo colloquio puoi chiamare o scrivere al 348 003 1353 oppure usare la pagina Contatti.
Domande frequenti
Chi fa la diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio?
La diagnosi la fa uno specialista, di solito il neuropsichiatra infantile. Lo studio non effettua valutazioni diagnostiche: affianca i genitori e il ragazzo prima e dopo la diagnosi.
Serve la diagnosi per iniziare il parent training?
No. I genitori possono iniziare il percorso anche solo perché i conflitti in casa sono diventati difficili da gestire. Se serve una valutazione, si indica a chi rivolgersi.
Il disturbo oppositivo provocatorio si supera?
Sì, in molti casi i comportamenti si riducono in modo netto, soprattutto quando si interviene presto e i genitori cambiano il modo di gestire le regole e i conflitti. Prima si inizia, più è facile.
Che differenza c’è con il disturbo della condotta?
Nel disturbo oppositivo provocatorio prevalgono rabbia, sfida e polemica, soprattutto verso gli adulti. Nel disturbo della condotta si arriva a violare in modo grave i diritti degli altri o le regole sociali: aggressioni, danneggiamenti, furti. Sono due condizioni diverse, e a distinguerle è lo specialista.